venerdì 3 ottobre 2008

E diamoci un tono !!!!

Comincio a tirarmela un poco, pubblico qualcosa si veramente semplice ma con un nome molto altisonante. A Napoli siamo nazionali di Pasta e patate, Pasta e lenticchie, Pasta e ceci, insomma, tutta una serie di minestre più o meno dense, tutte caratterizzate dal fatto che la pasta – di solito corta, come la pasta mista o i tubetti - viene cotta nel condimento stesso, un po’ come se fosse un risotto. E tutte sono famose per essere molto più buone il giorno dopo, quando si “azzeccano”. Stavolta cambio pasta ma mantengo la tecnica.

Tonnarelli freschi al cremoso di zucchine e croccante di parmigiano
Per 4 persone
- 400g tonnarelli all’uovo
- 3 zucchine grandi (o 4 piccole)
- parmigiano
- cipolla
- olio / sale / pepe
- vino bianco mezzo bicchiere


La tecnica è tutto per il risultato del piatto, in quanto la pasta va cotta direttamente nel suo condimento, allungando di tanto in tanto, come se fosse un risotto. Servirà una pentola bella larga e una gran pazienza nel girare e rimestare continuamente, ma niente paura.

Per iniziare si taglia a brunoise (leggasi brunuas’) il verde delle zucchine, togliendo quindi la parte centrale con i semi. Il taglio brunoise è un taglio a piccoli quadrettini tutti uguali tra loro, che può andare da 1 cm a mezzo cm a 2 mm, dipende dai casi. In questo caso consiglio un mezzo cm … non troppo piccolo e non troppo grande. La brunoise di zucchine va soffritta in olio e cipolla e sfumata con mezzo bicchiere di vino bianco, mantenendo le zucchine croccanti, mezze crude e regolando di sale. Poi si allunga il tutto con 5/6 bicchieri d’acqua e si porta ad ebollizione. Il risultato sarà tipo … minestra di zucchine, molto liquida.

Nel frattempo, si porta ad ebollizione – senza sale - una pentola d’acqua e la si tiene di fianco alla nostra, con un bel mestolone.

Quando la minestra di zucchine è li che bolle, si butta la pasta – tonnarelli di pasta fresca all’uovo in questo caso – e si gira il tutto con il cucchiaio di legno, facendo attenzione che non attacchi sul fondo della pentola. La pasta assorbirà man mano l’acqua, per cui si deve immettere di tanto in tanto un mestolo d’acqua dalla pentola che avremo fatto bollire in precedenza. La salatura va fatta nella pentola con la pasta e zucchine, assaggiando di tanto in tanto il sughetto che si forma con l’emulsione dell’olio, l’amido rilasciato dalla pasta e l’acqua che aggiungiamo.


A fine cottura della pasta dovrà esserci un sughetto bello denso, che va addensato ulteriormente con una generosa manciata di parmigiano rigorosamente a fuoco spento e continuando a mescolare – in pratica come per la mantecatura del risotto.

Ed ecco il risultato:



Volendo, si può guarnire con un tegolino di parmigiano – si stende una cucchiaiata di parmigiano grattugiato su un disco di carta forno e lo si inserisce nel microonde per 1 minuto – oppure in un cestino di parmigiano fatto alla stessa maniera, ripiegando poi il disco di carta forno su una ciotola prima che indurisca. Facile, no?

mercoledì 17 settembre 2008

Lo svuotafrigo #1

Ebbene si, questo è uno dei miei sport preferiti: l’apertura della porta del frigo e la rimozione del suo (esiguo talvolta) contenuto, meglio noto come lo SVUOTAFRIGO o, in alcuni ambienti, come il NONHOTEMPOPERILSUPERMERCATO. Comunque, ieri sera era passato un amico a cena, facciamo una pasta volante (che vi risparmio) e toh … oggi ho l’avanzo. Mi ricordo delle melanzane che stanno languendo in frigo da ormai 4 giorni et voilà!!!

Involtini di melanzane ripieni di pasta
Per 4 persone
- 3 melanzane belle grosse
- circa 150g di pasta (se avanzata, va benissimo)
- besciamelle
- 1 scatola di piselli
- parmigiano
- pomodorini
- un pizzico di pan grattato
- sale e pepe
- odori vari (basilico, prezzemolo, timo, maggiorana …. )


Si comincia col tagliare a fette le melanzane – spessore di circa mezzo cm - ed a metterle sotto sale per 15/20 minuti; in pratica, si mettono in uno scolapasta e si salano tanto, in modo che perdano un po’ della loro acqua amara.

Nel frattempo si mette sul fuoco una padella con un aglio vestito ed i pomodorini tagliati a metà, con la parte tagliata verso il basso.

In una zuppiera si mescola la pasta con i piselli, la besciamelle, tanto parmigiano e - se si vuole – basilico + prezzemolo + salvia … insomma quello che c’è o che piace.


Si fanno friggere le melanzane a fette – solo mezza cottura – e, una volta fredde, si preparano degli involtini con una cucchiaiata di pasta, adagiandoli poi sulla carta forno in modo che non attacchino. Una bella spolverizzata di parmigiano e pan grattato e si infornano per 15 minuti a 200°.

Guarnire con la salsa di pomodoro ed impiattare …. Mmmmmhh

mercoledì 10 settembre 2008

Gran paese la Thailandia

Scusate, ma proprio non ce la faccio, non resisto ... per quanto davvero mi sforzi di tenere la politica e ciò che le ruota intorno fuori da questo blog, la notizia è troppo ghiotta ... e non è un gioco di parole.

Nella civilissima Thailandia, il primo ministro dovrà dimettersi - così dice la corte costituzionale - in quanto ha partecipato ad un programma tipo "la prova del cuoco", percependo un rimborso spese e dato che la costituzione prevede che il primo ministro (e forse anche gli altri membri del governo) non svolgano attività retribuite durante il loro mandato ... beh ... se ne deve andare.

Tutti i dettagli in cronaca:


Ogni altro commento è superfluo, anche se io, il nostro attuale capo del governo, non l'ho mai visto preparare ... che so ... un risutìn ... una cassoela; sicuramente sarebbe bravissimo.

Vabbè, nell'attesa dell'articolo di Travaglio, vi allieto con una bancarella di specialità Thai, altro aspetto positivo, tra i tantissimi di questo splendido e civilissimo paese.









martedì 9 settembre 2008

Abbracciare una cozza

No, no, non sono diventato single disperato, pronto ad abbracciare quella ragazza lasciata sola alla festa fino alle 3 del mattino (la cozza, insomma). E’ che l’altro giorno, steso sul materassino, legato ad una boa a 300m dalla riva, solo e lontano dagli schiamazzi del litorale, con solo lo sciabordio dell’acqua e qualche rombo di motore lontano … dicevo?! Ah si, insomma avevo una gran fame e pensavo a quelle belle cozze di Caprolace (ridente località nei pressi di Sabaudia, dove vengono allevate delle signore cozze giganti) che avevamo preso e che mi aspettavano a casa. Dato che ultimamente vado pazzo per il sushi, ma non so prepararlo, pensavo a qualcosa di simile, che si potesse gustare anche freddo o tiepido.

Calamarata tiepida con cozze allo zafferano, profumo di pomodoro e crema di capperi.
Per 4 persone:
- 40 cozze grandi (circa 800 g)
- 50 anelli di pasta calamarata (circa 350 gr)
- Acqua di pomodoro
- Olio, sale
Per la crema di capperi
- 2 patate grandi
- Una manciata di capperi sottosale


Ricavare l’acqua di pomodoro dai semi di alcuni pomodorini; mettere semi ed acqua di vegetazione in un colino fine con un peso sopra. Per questa preparazione bastano 15 pomodorini; la polpa può essere conservata in frigo per un’insalata o un sughetto veloce.

Preparare la crema di capperi lasciando i capperi sotto sale in acqua per almeno un’ora. Far bollire le 2 patate sbucciate e tagliate a cubetti ed una volta pronte, col minipimer, ottenere una crema fluida con le patate ed i capperi. Regolare la fluidità del composto con l’acqua di cottura delle patate ed un filo d’olio. Niente sale, basta quello dei capperi.

Fare aprire le cozze, sciogliendo poi nell’acqua una bustina di zafferano; sgusciarle.


Far cuocere la calamarata al dente ed adagiarle in acqua fredda con un filo d’olio, in modo che non attacchino.

Disporre gli anelli di calamarata in verticale nel piatto, adagiare una cozza in ogni anello di pasta, condire con un’emulsione di olio, sale e acqua di pomodoro e guarnire il tutto con la crema di capperi.


Ottimo tiepido; può essere un antipasto o un primo.

lunedì 1 settembre 2008

Cose da fare a Milano quando sei in città (ad Agosto)

Quando si avvicina l’ora dell’uscita dall’ufficio, un brivido percorre la schiena … toccherà pur prendere coraggio ed affrontare il tornello, per buttarsi nel caldo melmoso-appiccicoso che mi aspetta fuori. E poi di marcire nell’ufficio francamente non mi va. La città è semi-deserta, ad Agosto inoltrato. Il mio amico Ric ogni tanto mi da uno squillo per farsi confermare la strada per raggiungermi all’hotel. L’unica zona viva” in questo periodo è il naviglio; ben cosparsi di Autan, ci avventureremo per una lauta cena al

RISTORANTE PONT DE FERR

Proprio in corrispondenza del ponte in ferro sul naviglio grande, a 10 minuti di cammino dalla darsena, si trova questa accogliente “Osteria con cucina” che d’estate – come tutti i locali in zona – ha un piacevole dehor sul naviglio pedonalizzato. Il menù è molto invitante, così come la carta dei vini: cucina italiana di ottimo livello, con rivisitazioni moderne di piatti classici e qualche “trovata” originale dello chef (Fegato di vitello con gazpacho di ciliegie).


Andiamo per gradi: saltiamo a piè pari l’antipasto e ci buttiamo subito sul primo. Ci servono un entreè di succo di pomodoro e anguria con grissino al prosciutto (foto sopra). Abbiamo poi assaggiato i Tagliolini di pasta fresca allo zafferano su zappetta di melanzane e burrata e dadolata di olive nere e pomodori secchi – piatto con una piacevole nota di affumicato, ben strutturato e molto gradevole - ed i Tortelli con la sfoglia tirata al momento di farina di carrubo ripieni di burrata su carpaccio di gamberi rossi di Sestri e passion-fruit – un concerto di sapori con la piacevolissima nota dolce-asprina finale del passion fruit, nonostante gli 8 (otto) tortelli presentati nel piatto.


Secondi: Filetto di tonno marinato ed impanato nelle mandorle servito crudo accompagnato da carbone vegetale e salsa di rosso d’uovo – un piatto francamente banale ma buono, con l’originalità della yucca cotta nel nero di seppie ed una salsa all’uovo sbagliata e molto acida – ed il Carrè d’agnello al forno servito sugli asparagi di mare spadellati e crema di piselli alla menta – quasi un classicone, ben eseguito e molto saporito.


Il dessert è stato preceduto da un pre-dessert: un conetto di pasta phillo (o fillo ??) con crema e caviale di campari, molto carino e non male. Poi abbiamo scelto Insalata di frutta verdura dolce con creme-brulee di foie gras – un gran bel melange di sapori, comprendente frutti, ma anche zucca, zucchine e perle di campari sferificate, con un piccolo budino di foie gras caramellato, fantastico – ed un Sigaro di cioccolata ripieno di mousse di cioccolata al tabacco Habana e gelato al Rhum (niente foto) – più scenografico che altro, ma comunque buono.


Abbiamo bevuto un Sanct Valentin di San Michele Appiano, con un ricarico onestissimo.

(+) il menù, cambia spesso ed ha delle bellissime proposte
(-) i prezzi standardizzati – tutti i primi 15 €, tutti i secondi 25 € e tutti i dessert 10 €

Al pont de ferr - Osteria con cucina
Ripa di porta ticinese 55, Milano
02 89406277 - Sempre aperto pranzo e cena


Visitato il 12 agosto 2008
La spesa complessiva, vino compreso, è stata di 122 €

venerdì 25 luglio 2008

Vi regalo la luna

La giornata è di quelle afose, col sole che ti brucia, le piante dei piedi che scottano al solo pensiero di dover attraversare i 50m di spiaggia che ti separano dalla battigia. Il vento aiuta tanto, ma se cala, non hai scampo, devi correre sotto l'ombrellone. E poi questa famiglia di fianco ... sono proprio fastidiosi ... pare che la mamma non riesca a scendere sotto i 50 decibel per ogni frase che rivolge ai suoi figli vogliosi di mare, di libertà, d'estate ... ma lei questo desiderio proprio non riesce a coglierlo.
In spiaggia c'è un gran via vai di venditori ambulanti; tanti migranti, ma anche qualche napoletano col solito "cocco". Gli indiani (o pakistani / bengalesi, chi sa) sono tanti, si conoscono tutti, si scambiano cenni col sopracciglio quando si incrociano. Sono specializzati nella gioielleria, all'indiana ovviamente. Argento, anelli, bracciali e pendenti. Alcuni sembrano dei veri e propri rappresentanti di pietre preziose provenienti dal triangolo d'oro: eleganti nei loro abiti lunghi di fresco cotone, col panciotto, ed una 24h che sembra mostrino ad una clientela selezionata individuata dal loro occhio esperto su quest'immenso litorale.
Ai maghrebini sembra siano riservate le categorie costumi ed asciugamani, ai cinesi i racchettoni e le canne da pesca. E poi ce n'è uno fantastico. Da dietro è una montagna di gomma iper-colorata che si muove lenta su 3 ruote di motorino (precisamente del SI Piaggio). Visto da davanti, Amir trascina la sua mercanzia a testa bassa sulla battigia, con gran fatica e sudore, anche se il suo è un carico d'aria, non dovrebbe pesare molto ... saranno le ruote del SI che sprofondano nella sabbia bagnata.

Poi finalmente arriva la sera ad alleviare le calure della giornata. E le calure svaniscono ancor di più se si spengono tutte le luci attorno, abbandonandosi alle 4 chiacchiere dopo cena, quelle che a casa non si riesce mai a fare e che grazie ad un limoncello e ad un pacchetto di sigarette diventano 4000 chiacchiere. E poi, all'improvviso, dal tetto della casa di fronte, eccola che spunta ... ce lo aspettavamo, sapevamo che era piena. Monto il teleobiettivo, macchina sul muretto, qualche foto di prova per trovare la giusta esposizione e poi ... eccola qui ... ve la regalo.

Se vuoi, scarica il desktop:

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giovedì 10 luglio 2008

Cena all'avanzo di BLOG

Ebbene, si, è proprio così, non si tratta di un refuso … tipo quelli che dicono che faranno un dl, poi qualcuno si incazza e finiscono per dire che era un ddl, causa errore di stampa … ma questa è un’altra storia. Dicevamo: sera solo in casa, gran caldo, frigo vuoto, dispensa quasi, ma … attenzione … nel freezer era rimasto un po’ di quel ripieno dei tortelli già bloggati di recente. E poi anche quella colatura di alici di cetara – che tutti teniamo sempre nel nostro frigo, ovviamente.

Paccheri ripieni di orata e patate alla colatura di alici.
Per 2 persone, stavolta
- 180 gr di paccheri di gragnano
- Un 150 grammi del ripieno che trovi qui
- Colatura di alici
- Olio, sale

La cosa più difficile è la cottura del pacchero. Va cotto 2 minuti in meno rispetto al tempo indicato, poi, raccogliendoli con una schiumarola, vanno adagiati in una padella con acqua fredda e un po’ d’olio, per non farli incollare tra loro. Poi ad uno ad uno vanno riempiti col sac-a-poche (alzi la mano chi non lo ha in casa).

Altra padella, fuoco bello alto, un po’ d’olio, e si mantecano i paccheri anche con poca acqua di cottura. Si spegne il fuoco e si continua a mantecare spruzzandovi sopra la colatura di alici – occhio che è bella sapida.

Disporre a piacere nel piatto e guarnire con timo.


martedì 1 luglio 2008

Un pollo da spennare ... pardòn, spolpare

Ci sono tanti modi, nella vita, di mettere alla prova le proprie abilità amanuensi. C’è chi modella la terracotta, chi fa gli origami, chi il decoupage, chi delle fini potature ed innesti alle piante del proprio giardino. Ecco, io disosso. E devo dire che il disosso dei volatili – nessuna facile battuta, please – mi viene anche bene. Ho iniziato con le quaglie, proseguito col piccione, adesso tocca al pollo.

Pollo disossato ripieno di carciofi trifolati con mousse di cavolo romanesco caramellata
Per 6 persone

- 1 pollo intero da un paio di kg
- 4 uova
- 4 carciofi (o 5 se sono piccoli)
- un cavolo romanesco
- zucchero di canna
- sale, olio, aglio


Indispensabili, per questo piatto, 1 coltellino da disosso (piccolo e rigido) affilatissimo, ed un becco Buntsen (una piccola fiamma ossidrica) per caramellare.

Preparare il pollo
E qui il bello viene subito. Dunque … si poggia il pollo sul suo petto, schiena in alto, culo verso chi taglia. Si incide lungo tutta la colonna vertebrale e poi si scivola, andando aderenti alle ossa, lungo i 2 fianchi. Piano, mi raccomando.
Il primo ostacolo vero è la scapola dell’aletta, che presenta un osso davvero strano e sporgente. E qui c’è poco da fare, bisogna seguire col coltello, tutto l’osso, staccando la carne poco a poco circumnavigando l’osso stesso. Idem lungo l’aletta, su cui però la carne si può tirar via come se si volesse liberare un braccio da una manica troppo stretta, aiutandosi con le dita. Ho reso l’idea?
Secondo ostacolo, la coscia. Questa va incisa lungo l’osso, dalla parte interna e poi, piano piano, l’osso della coscia va “svestita” del suo abito di carne, soprattutto verso la fine dove si ripete il discorso della manica. Comunque, dato che non va fatta ripiena, si può anche aprire la coscia per tutta la sua lunghezza per poi seguire l’osso col coltellino.
Alla fine, si arriva verso il petto e si va abbastanza lisci seguendo il costato.

Se si va piano, senza fare buchi nella carne, si ottiene qualcosa del genere, che si usa come rollè da farcire con una frittata ed i carciofi.

Il ripieno
Tralascio il procedimento della frittata; i carciofi vanno puliti, tagliati sottili – conservandoli in acqua acidulata – e poi scolati e saltati in padella a fuoco vivace con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio, regolando di sale.

Il contorno
Io ho cotto a vapore il cavolo fatto in pezzi grossolani, l’ho frullato, aggiustando la consistenza con olio e un po’ d’acqua della cottura, regolando di sale, fino ad ottenere una purea densa. Poi ho riempito delle pirofile, spolverizzato di zucchero di canna e caramellato con l’apposito attrezzo – il becco Buntsen.

Il rollè e la sua cottura
Una volta aperto il pollo, vi si adagia la frittata, i carciofi sulla frittata e si lega il tutto. Nel forno a 200° va posta anche una casseruola con dell’acqua per tenere umida la pelle che altrimenti, ritirandosi, romperebbe il rollè. Cuocere finché è bello dorato – 30 minuti – oppure controllare col termometro – 65° internamente.

A cottura ultimata, lasciarlo riposare per 15 minuti, tagliare a fette e servire con la mousse di cavolo.

Considerazioni post: della frittata se ne può anche fare a meno, il rollè si può riempire con qualsiasi tipo di verdura – proverei peperoni saltati con acciuga, idem per il contorno … spazio alla fantasia.

Per veri maniaci segnalo il sito che spiega come disossare un pollo "a guanto" ovvero senza neanche inciderlo.

http://www.virtualcities.com/ons/0rec/02/002stuffchick2.htm

Ed ora tocca allo struzzo ….

giovedì 26 giugno 2008

L'Orco maremmano

Per la serie “Scappo dalla città: l’amore, le vacche, il mare, la duna, la pineta, volpi e cinghiali, ecc ecc”, finalmente un rinfrancante weekend Maremmano nel Parco dell’Uccellina che tanto ci piace. Un paesino con tante strade che si contano su 2 mani – Alberese – un agriturismo su un poggio con vista sul parco – come foto documenta – una spiaggia super selvaggia tra il mare, la duna e la pineta bruciata dalla salsedine, qualche cinghiale che ogni tanto arriva grufolando fin sulla spiaggia e 4 soli ristoranti nel territorio di Alberese.



RISTORANTE L’ORCO

Nel cuore del parco dell’uccellina, osteria dell’orco, tutto alla brace, l’orco è uno solo… cercalo” recita la pubblicità che ogni tanto si becca lungo la strada che porta ad Alberese. Ed in effetti non è facilissimo trovarlo, venendo da Roma, appena si supera il sottopasso della stazione, si supera anche il ristorante, rischiando di tirare dritti per il paese. Ed invece in un’angolo della strada – appunto subito dopo il sottopasso - c’è una sorta di spiazzo dove si trova il ristorante.

Specialità alla brace, servite in una tranquilla terrazza abbellita dai souvenir che l’Orco acquista durante i suoi viaggi. Zona tranquilla, nell’unica strada adiacente zero traffico, ma ogni tanto un treno sfreccia sui binari dietro al ristorante, ma niente paura, si tratta di regionali, per cui sono pochi … e se continua così, le FS li faranno sparire del tutto.

Foto di http://deliciouscake.splinder.com/

Dicevamo specialità alla brace, in bella vista e gestita direttamente dall’Orco, nel menù ci sono vari tipi di carne, dalla fiorentina al filetto, all’entrecòte, al misto brace, ma anche verdure e – orgoglio della casa – i porcini che fanno bella mostra in un cesto posto all’ingresso.

Come resistere ad una fiorentina – 1,1 kg in 2 - accompagnata da una cappella di porcino bella grande, sempre alla brace?! Al momento della comanda ci precisano che la fiorentina sarà al sangue. E meno male, ma grazie per la precisazione, che non si sa mai.
Cottura perfetta, servita in tavola dall’Orco in persona, che ci vieta, simpaticamente e “toscanamente”, di condirla in alcun modo, neanche con l’olio.
Chiudiamo con un buon dessert fatto in casa a base di ricotta ed un caffè.

(+) la musica anni 50, la tranquillità del luogo e i prezzi fermi da 2 anni
(-) il volume della musica, a volte

RISTORANTE L’ORCO – Parco dell’Uccellina
via stazione alberese (gr)
tel 0564-596021 340-8637717

Visitato in GIUGNO 2008
La spesa per 1 fiorentina da 1,1 kg, 2 contorni di porcini alla brace, caffè, minerale e 1 dessert è stata di 66 €

mercoledì 25 giugno 2008

Quei 2 pini sul mare

Nel mio personalissimo immaginario collettivo, uno dei veri piaceri dell’estate italiana è quello di evadere dalla chiassosa ed inquinata città in cui vivo e sedere a cena in riva al mare, disturbato solo dallo sciabordio della risacca, per una cenetta a lume di candela o con pochi amici intimi e ben collaudati. Basterebbe il luogo, anche con una bella rosetta farcita di mortadella per godersi appieno il tramonto, ma se poi la cena è a base di pese, tanto meglio.

RISTORANTE DUE PINI – Monte Argentario

Dunque, dicevamo del luogo … il ristorante si trova in una piccola baietta sulla strada che conduce a porto S.to Stefano, al Monte Argentario. La baietta è per metà spiaggia pubblica e per metà occupata dal ristorante, che ha la terrazza esterna “quasi” in acqua, come documenta la foto.



Gran tranquillità, una dozzina di tavoli all’aperto – alcuni da 2 alcuni fino a 10 coperti – che anche col pienone del Sabato sera di un Giugno inoltrato non disturba. C’è anche una sala/veranda che d’estate apre tutti i finestroni per diventare una terrazza coperta.

Menù – assente – a base di pesce, che ci viene descritto dalla caposala. Specialità sono gli antipasti di mare vari, poi linguine allo scoglio, alle vongole, risotto ai frutti di mare, per secondo pesce alla brace o al forno con patate, secondo la disponibilità, frittura mista e misto pesce alla brace. Insomma, un menù abbastanza ordinario, con nessuna proposta diversa o innovativa che stuzzichi la nostra curiosità.

Optiamo per gli antipasti misti per 2 con crudo di scampi, saltiamo il primo e prendiamo una frittura - misto paranza, gamberi e calamari - e un misto brace. Accompagniamo con un quartino di vino bianco della casa – io non bevo.

Apre la cena una bruschetta al pomodoro, offerta dalla casa.
Seguono gli antipasti, tanti e vari: seppie con porcini il più originale, piccola zuppetta vongole e scampetti, cozze in soutè, tonno lavorato in casa, ventresca di tonno, polpo all’insalata, alici marinate, oltre al crudo di scampi. Tutti abbastanza ben eseguiti ma nulla che sorprenda.
Il misto brace di pesce – a base di gamberoni, calamaro e piccola orata – non delude, mentre la frittura di gamberi e calamari – a cui sono stati aggiunti 3 pescetti di paranza - è platealmente surgelata e neanche di buona qualità.
Chiudiamo col caffè e niente dessert.

In fondo non è che abbiamo mangiato male – tranne la frittura – però il posto fantastico meriterebbe forse una cucina più attenta.

(+) il posto, davvero incantevole
(-) l’assenza del menù, le zanzare che ci hanno divorato e la musica troppo alta

RISTORANTE DUE PINI – Monte Argentario
Loc La Soda, 22
Porto Santo Stefano – M.te Argentario (GR)
Tel 0564814012

Visitato in GIUGNO 08
La spesa, in 2 per 2 antipasti, 2 secondi, caffè, minerale e quartino di vino è stata di 75,00 €